L’incontro della Facoltà Teologica Pugliese con Papa Leone XIV

Un incontro intenso quello che la comunità accademica della Facoltà Teologica Pugliese ha vissuto con Papa Leone XIV lo scorso 2 marzo, nella Sala Clementina. Il Papa ha esortato tutti a “fare teologia insieme”, ad annunciare il Vangelo non come navigatori solitari, «per rinnovare gli stili e i linguaggio della fede» nel nostro contesto.
L’udienza è stata preceduta dalla celebrazione eucaristica presieduta dal Gran Cancelliere, S.E. Mons. Giuseppe Satriano, presso l’Altare della Cattedra, alla quale hanno preso parte i Vescovi pugliesi, i Superiori Maggiore, le autorità accademiche, docenti e studenti della nostra Facoltà.
Un momento prezioso, non solo per ricordare il ventennale della nostra istituzione accademica, ma anche per ripartire con entusiasmo e audacia nel percorso di rinnovamento che ci è chiesto.
Di seguito, i testi dei diversi momenti che hanno scandito la giornata: a breve, avvieremo una serie di riflessioni da parte dei docenti e degli studenti sul discorso del Papa.
Buona lettura!
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Saluto del Preside, Prof. Vito Mignozzi
Celebrazione eucaristica presso l’Altare della Cattedra

Il primo momento di questa giornata ci vede riuniti attorno all’altare della Cattedra, nel cuore della Basilica di San Pietro, per celebrare insieme l’Eucaristia come comunità accademica qui presente nelle sue diverse articolazioni, insieme ai Pastori delle nostre Chiese diocesane e ai Superiori Maggiori, attraverso i quali si manifesta visibilmente la comunione ecclesiale dentro la quale la nostra Facoltà vive e opera. A ciascuno di loro va la nostra gratitudine per aver accolto l’invito a condividere questa giornata e per la premura con cui accompagnano i nostri passi.
Portiamo in questa Eucaristia la storia di questi primi venti anni di vita della Facoltà: li deponiamo sull’altare elevando al Signore un inno di gratitudine per il cammino che ci ha fatto percorrere, per le fatiche e le gioie, per i frutti maturati nel servizio alle nostre Chiese. Al tempo stesso invochiamo un rinnovato dono dello Spirito Santo, perché accompagni e rinnovi il cammino che prosegue e ci doni le grazie necessarie per vivere con coraggio e fedeltà la missione alla quale siamo chiamati.
Questa giornata per noi particolarmente significativa culminerà poi nell’udienza con il Santo Padre Leone XIV. Affidiamo al Signore questo incontro, perché sulla roccia della fede di Pietro possiamo radicare sempre meglio la nostra missione nel servizio al Vangelo di Gesù, l’unico in cui c’è salvezza.
Omelia del Gran Cancelliere, S.E. Mons. Giuseppe Satriano
Celebrazione eucaristica presso l’Altare della Cattedra

Celebriamo questa Eucaristia con una gioia particolare: i vent’anni di vita della Facoltà Teologica e l’incontro con il Santo Padre che stiamo per vivere. Come comunità accademica siamo radunati con i Vescovi di Puglia e i Superiori Maggiori, che saluto con affetto, gratitudine e riconoscenza, insieme al preside della Facoltà, il caro don Vito Mignozzi, che ringrazio per il prezioso e puntuale servizio offerto, anche in qualità di docente.
Rendiamo grazie per questi anni, per le intuizioni che hanno aperto strade, per la fatica silenziosa di docenti e collaboratori, per la passione e l’impegno di tanti studenti che hanno maturato competenze e sapienza credente, mettendole a servizio delle nostre Chiese e della crescita del popolo di Dio.
Celebrare insieme presso la Cattedra di Pietro è un forte segno ecclesiale. La Facoltà Teologica, infatti, nasce dalle Chiese e vive per loro. Non possiamo pensare ad una crescita della riflessione teologica avulsa dalla comunione e dalla corresponsabilità.
In questa luce desideriamo ricordare con gratitudine la lungimiranza di S.E. Mons. Cosmo Francesco Ruppi, della Conferenza Episcopale Pugliese di quegli anni e dei Superiori maggiori del tempo: uomini che hanno saputo sognare in grande per le nostre Chiese, intuendo come la Facoltà fosse un servizio necessario per abitare la cultura, le domande, le ferite e le speranze della nostra gente.
La Parola che la liturgia riserva a questo giorno si intreccia in modo sorprendente con quanto stiamo vivendo. Daniele ci introduce in una preghiera che ha il sapore della verità: «Abbiamo peccato, siamo stati infedeli … ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti». È la preghiera di chi non difende sé stesso, ma si espone alla misericordia. I profeti hanno parlato, ma il popolo è rimasto sordo (cf. Dn 9,6). L’esilio non è letto come sventura storica, ma come segno di una distanza scavata dal mancato ascolto da parte del popolo.
Quella di Daniele è una coscienza che si lascia illuminare e guarire. La Quaresima ci educa a questa verità: riconoscere la distanza da Dio non per restare prigionieri della vergogna, ma per aprirci alla sua misericordia. La vergogna, quando è abitata dalla fede, diventa contrizione, non muro di condanna, ma soglia di rinascita.
Forse anche noi, nel celebrare vent’anni di vita accademica, siamo chiamati a un atto simile: non un bilancio di efficienza, ma un esame di fedeltà. Abbiamo davvero ascoltato il grido del popolo? Abbiamo lasciato che la teologia fosse toccata dalla vita concreta delle nostre comunità, oppure, alle volte, ci siamo rifugiati in una teologia costruita a “tavolino”?
Anche noi abbiamo bisogno di convertirci all’ascolto di Dio e della realtà nella quale viviamo. Senza la voce dei profeti, anche la teologia conosce l’esilio. Anche noi abbiamo bisogno di aprirci alla misericordia sapendo superare quelle divisioni e chiusure che uccidono il dialogo e il confronto, mortificando quello stile sinodale che rappresenta l’unica via per un pensiero corale e missionario.
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36): tendere alla misericordia del Padre è l’invito forte a superare noi stessi. Luca ci addita un’autentica terapia per essere guariti dai nostri esilii, dalla vergogna e da quella rassegnazione che spesso paralizza il cuore.
«Non giudicate e non sarete giudicati; … perdonate e sarete perdonati … Date e vi sarà dato…» (Lc 6,37-38). L’evangelista parla a ragion veduta; lui conosce le difficoltà di convivenza che caratterizzavano i primi passi della Chiesa e ci ricorda che senza compassione, perdono e generosità una comunità non può sopravvivere. Solo se siamo consapevoli del mistero divino che ci abita, diveniamo capaci di un amore colmo e traboccante per essere canali di benevolenza e perdono.
Anche noi, come Facoltà Teologica, abbiamo bisogno di meditare queste parole, ricche di senso per i nostri stili di vita. La teologia, infatti, è esperienza di Dio prima di essere discorso speculativo su di Lui. Siamo chiamati a partire dall’interiorità come sant’Agostino, da una vitale relazione con Dio, sapendo aprirci a una riflessione teologica che sa “pensare” la fede, dialogando con il mondo, senza semplificazioni, ma abitando le sfide del tempo con “misericordia”.
La misura della teologia non sta nelle argomentazioni brillanti o nella complessità dei sistemi, ma nella capacità di aprire cuore e mente all’amore di Dio. Per questo abbiamo bisogno di teologi che si lascino attraversare dallo Spirito Santo, per sviluppare una riflessione che sia sapienza per il popolo, luce per il discernimento, parola che consola e orienta.
L’udienza con il Santo Padre che ci attende sia momento di grazia, epiclesi sul nostro futuro. Chiediamo che lo Spirito renda la nostra Facoltà più evangelica, più fraterna, più missionaria.
Mentre rendiamo grazie per il passato, affidiamo a Dio il domani, certi che «al Signore appartengono la misericordia e il perdono» e che solo una misura traboccante di amore potrà rendere fecondo il nostro servizio.Così, questi vent’anni non saranno soltanto una memoria, ma una soglia, un nuovo inizio per le nostre Chiese di Puglia, chiamate a generare pensiero credente, comunità vive e ministri del Vangelo capaci di misericordia. Amen.
Discorso di Papa Leone XIV ai membri della Facoltà Teologica Pugliese e dell’Istituto Teologico Calabro
Sala Clementina

Cari fratelli, benvenuti!
Sono lieto di incontrarvi questa mattina e di condividere con voi qualche riflessione riguardante il cammino di formazione offerto dalle vostre rispettive Istituzioni, la Facoltà Teologica Pugliese e l’Istituto Teologico Calabro.
Pensando alle due Regioni da cui provenite, bagnate dalla bellezza e dalla vastità del mare, mi ritornano in mente le parole che Papa Francesco rivolse alla comunità degli scrittori de La Civiltà Cattolica, che possono essere utili anche per voi: «Restate in mare aperto. Il cattolico non deve aver paura del mare aperto, non deve cercare il riparo di porti sicuri» (Incontro con gli scrittori de “La Civiltà Cattolica”, 9 febbraio 2017).
C’è molto bisogno di questo atteggiamento, specialmente nei contesti in cui oggi la fede dev’essere annunciata e inculturata. Non si tratta di acquisire nozioni per adempiere obblighi accademici, ma di avviare una navigazione coraggiosa, una traversata in alto mare. Questo viaggio si muove in una duplice direzione: da una parte è un percorso per scendere in profondità, scrutando gli abissi del mistero di Dio e le diverse dimensioni della fede cristiana; dall’altra, è un prendere il largo per andare oltre, per scrutare altri orizzonti e trovare, così, nuove forme e nuovi linguaggi in cui annunciare il Vangelo nelle diverse situazioni della storia.
Questo è un punto importante che mi preme ribadire: la teologia serve per l’annuncio del Vangelo; perciò, è parte integrante e fondamentale della missione della Chiesa. La formazione teologica non è un destino per pochi specialisti, ma una chiamata rivolta a tutti, perché ciascuno possa approfondire il mistero della fede e ricevere gli strumenti utili a portare avanti con passione il «perseverante impegno di mediazione culturale e sociale del Vangelo» (Cost. ap. Veritatis gaudium, Proemio, 3).
In questa prospettiva, desidero richiamare il prezioso cammino di unità che avete avviato nelle vostre Regioni, anche unificando realtà, istituti e percorsi formativi che prima procedevano in autonomia. È una sinergia davvero importante: un vero e proprio passaggio storico di cui vi state rendendo protagonisti, che promuove la comunione tra le diocesi, favorisce il superamento di antichi campanilismi e, soprattutto, incoraggia un cammino ecclesiale all’insegna dell’unità e della fraternità. Su questa strada è possibile costruire un comune orizzonte di pensiero e una convergenza sulle sfide pastorali e sulle esigenze dell’evangelizzazione.
Ecco allora l’invito: fare teologia insieme! Una formazione che serve all’annuncio del Vangelo è possibile solo insieme, navigando “in mare aperto” ma non come navigatori solitari. E farlo, come dicevamo, lasciando il proprio porto sicuro, andando oltre i propri confini territoriali ed ecclesiali, nell’incontro e nel confronto, nell’ascolto reciproco e nel dialogo, in quella comunione tra le Chiese che mette in connessione le risorse, le competenze e i carismi.
Facendo teologia insieme, gli orizzonti intellettuali, spirituali e pastorali si allargano e si mescolano, generando prospettive comuni e un impegno ecclesiale più incarnato nel territorio, offrendovi la possibilità di rinnovare gli stili e i linguaggi della fede nel contesto reale in cui vi trovate.
Facendo teologia insieme, scoprirete di essere un laboratorio che prepara i futuri presbiteri e operatori pastorali a vivere relazioni ecclesiali nello stile sinodale, in cui i diversi soggetti, ministeri e carismi ecclesiali si completano a vicenda superando ogni chiusura.
Facendo teologia insieme, infine, sarete più capaci di accogliere le domande e le sfide del contesto sociale e culturale. Infatti, la ricchezza della storia da cui provenite e la diffusa religiosità del vostro popolo non cancellano le numerose problematiche sociali, la crisi del lavoro, il fenomeno dell’emigrazione e tutte quelle forme di oppressione, di schiavitù e di ingiustizia che invocano una coscienza nuova e un impegno audace da parte di tutti. La formazione teologica contribuisce a generare un pensiero critico e profetico, rappresentando un investimento culturale per il futuro in grado di disinnescare le logiche della rassegnazione e dell’indifferenza.
Vi incoraggio a portare avanti questo progetto con entusiasmo, con determinazione e senza lasciarvi sedurre dalla tentazione di tornare indietro. Vi invito a sognare una comunità accademica in cui i candidati al ministero ordinato, i consacrati e le consacrate, i laici e le laiche si formano insieme e aiutano le Comunità cristiane a diventare segno del Vangelo e cantieri di speranza.
Grazie, carissimi, per il vostro impegno, per il vostro servizio generoso, per la pazienza e la laboriosità con cui state costruendo questo mosaico di unità e di comunione: questo ci aiuta ad abitare il mondo tra fedeltà e creatività, tradizione e novità, unità e diversità, sempre in ascolto di quanto, anche oggi, lo Spirito del Signore vuole dire alla Chiesa.
San Francesco di Paola e Maria Santissima Regina Apuliae vi custodiscano e intercedano per voi. Grazie!
