Il 24 marzo 2026 si è spento il Prof. Pio Zuppa, dopo una grave malattia che lo aveva costretto qualche anno fa ad interrompere prematuramente il suo ministero teologico. La comunità della Facoltà Teologica Pugliese perde uno stimato collega, un docente e formatore esperto, un infaticabile studioso e un prezioso amico che ha segnato lo sviluppo della teologia pratica (o pastorale), della catechetica e della formazione ecclesiale a livello regionale e nazionale.
Per don Pio la teologia è pratica perché riguarda la vita delle persone e delle comunità, perché in essa è chiamata ad aiutare la Chiesa a discernere i segni della presenza di Dio; infatti è nelle trame della vita che si svela la bellezza del Vangelo, è nei racconti delle storie personali e comunitarie che emergono gli ostacoli al fiorire della vita cristiana, ma anche le possibilità per superarli. Questo orientamento pratico e biografico del suo lavoro teologico non lo ha mai allontanato dalla fatica dello studio e dell’approfondimento, ma l’ha preservato dal rischio di una “teologia da tavolino” e autoreferenziale (Papa Francesco), nonostante la sua scrivania al terzo piano del Seminario Regionale di Molfetta straripasse di libri e riviste scientifiche, così come le lunghissime note a piè di pagina dei testi che scriveva. Don Pio parlava il tedesco di chi aveva studiato a fondo i libri di teologia, ma non per questo si stancava di approfondire, mantenendo sempre viva la curiosità del ricercatore, pronta a stupirsi per ogni nuova scoperta ed esperienza, come traspariva spesso dal suo sguardo eloquente. Ricercatore instancabile e teologo libero lascia una traccia indelebile nella Facoltà Teologica Pugliese (prima Istituto Teologico Pugliese), per la quale ha lavorato lungo tutto il suo ministero presbiterale, anche come direttore della “Rivista di Scienze Religiose” prima e “Apulia Theologica” poi.
Per don Pio la teologia è pratica perché è a servizio dell’annuncio del Vangelo e della formazione ecclesiale, è un vero ministero per accompagnare verso la maturità della fede e della vocazione cristiana la persona credente e l’operatore pastorale, sia prete che laico. Questa passione e questa competenza formativa lo hanno sempre caratterizzato, sia come educatore in seminario che come docente di teologia; in questo ambito formativo ha contribuito a tracciare l’impostazione educativa che ha accompagnato generazioni di presbiteri “made in Molfetta” (don Tonino Bello), ha diretto l’Ufficio Catechistico nella sua Diocesi di Lucera-Troia, è stato membro del direttivo dell’Associazione Italiana dei Catecheti. Attraverso questo impegno ha contribuito a sviluppare nella formazione ecclesiale in Puglia e in Italia l’approccio autobiografico e della “riflessività in azione”, ponendo al centro la vita concreta delle persone, scommettendo sulla centralità delle parrocchie come soggetti ecclesiali e comunità di pratica, innovando le metodologie catechistiche attraverso una interdisciplinarità forte con le scienze umane, centrando la sua riflessione teologica e la sua pratica formativa sul racconto, sull’ascolto, sul dialogo e sul discernimento, molto prima che entrassero in un più diffuso stile e linguaggio ecclesiale. Formatore paziente, don Pio non guardava l’orologio quando ascoltava e non si stancava di dare fiducia a chi accompagnava verso la maturità e l’autonomia, e con umiltà evangelica sapeva “diminuire” per far crescere l’altro; ha lasciato così un ricordo pieno di gratitudine in coloro che hanno avuto la grazia di essere stati accompagnati da lui e di aver trovato in lui un vero maestro.
Per don Pio la teologia è pratica perché si sviluppa in una rete di relazioni e nell’incontro tra le persone, perché la riflessione teologica è un ministero ecclesiale ed è da “fare insieme” (Papa Leone XIV). Insieme e in équipe ha lavorato per tanti anni nei percorsi formativi dell’Istituto Pastorale Pugliese, nei quali ha fatto camminare congiuntamente preti e laici, uomini e donne, giovani e anziani, superando impostazioni intellettualistiche o dottrinalistiche e facilitando l’incontro, lo scambio e il mutuo apprendimento tra le persone, coinvolgendo tutte le dimensioni della persona e riscoprendo l’importanza di quelle relazionali ed emotive; anche in questo campo ha anticipato gli approdi dei percorsi sinodali di questi anni verso modelli di formazione continua, condivisa e integrale. Nelle relazioni e nella comunità si è messo sempre in gioco con autenticità e schiettezza, anche quando, nell’ultima fase del suo ministero presbiterale, ha voluto affrontare la nuova sfida di guidare come parroco la comunità della Cattedrale di Troia. Prete, pastore e uomo maturo, è stato per la sua famiglia, i suoi amici e la sua comunità un punto di riferimento e di sostegno, una fonte di ispirazione e di gioia; queste persone, seppur nel dolore odierno del distacco e della perdita, sentono che le relazioni vere non si spezzano mai definitivamente, ma continuano ad essere nutrimento per la vita.
Caro don Pio, grazie perché hai sempre cercato e trovato Dio nella pratica della vita, e perché ci hai mostrato la strada per continuare a farlo; noi non sempre l’abbiamo capita, ma tu sei stato comprensivo, e ci aspettavi quando eri già avanti e noi faticavamo a raggiungerti. Adesso continua ad aspettarci su questa strada mentre noi ci impegniamo a continuare a percorrerla, fino a quando finalmente ci ritroveremo insieme nella gioia Signore Risorto.
Francesco Zaccaria
Docente di Teologia Pastorale della Facoltà Teologica Pugliese
a nome dell’intera comunità accademica
