In memoriam – Luigi De Pinto (1952-2026)

La morte improvvisa del prof. Luigi De Pinto ha provocato in quanti lo hanno conosciuto e stimato un profondo dolore per la perdita di un uomo di alto profilo culturale e morale.

Nella Facoltà Teologica Pugliese è stato docente di filosofia di generazioni di presbiteri e laici che hanno trovato in lui un punto di riferimento capace di trasmettere, con generosa passione educativa, il gusto per la ricerca e la bellezza del dialogo.

Le sue lezioni erano “un simposio” in cui condividere le proprie conoscenze, guidati dalla sua preparazione e professionalità frutto di lungi anni di riflessione e di impegno scolastico. 

Il prof. De Pinto sapeva coniugare il rigore metodologico delle scienze con l’ascolto delle domande del nostro tempo per favorire una intelligenza concreta della realtà, caratterizzata da complessità e dinamismi storici.

È stato un uomo di scienza nella consapevolezza che non esiste autentico progresso senza dialogo tra saperi. La scienza è tale nello sperimentare, con umiltà e rispetto, la realtà, nel suo manifestarsi come unitas multiplex, facilitando il cammino dell’essere umano nella realizzazione dei suoi desideri conoscitivi e dei suoi obiettivi morali. Per questo invitava gli studenti a esercitare il senso critico dinanzi alle grandi questioni che attanagliano l’essere umano e a studiare con impegno perché prima di agire occorre pensare e riflettere. Esortava a non accontentarsi di poche nozioni imparate a memoria ma a entrare nel merito dei percorsi epistemologici delle scienze, della comprensione della natura e delle interpretazioni della storia.

Attingendo al patrimonio filosofico occidentale era attento alle proposte e agli studi che caratterizzano il panorama culturale contemporaneo, evidenziando come l’essere umano sia officina mundi, un crogiolo che sintetizza tutti gli esistenti. Nel suo pensiero ogni persona era al tempo stesso speculum della natura e vinculum di intrecci storici mediante l’etica e la politica. Superando una mera comprensione biologistica, ciclistico-fatalistica e storicistica della realtà ed esecrando una visione gnostica della conoscenza, la pedagogia del prof. De Pinto favoriva un’ermeneutica dell’essere umano quale “singolarità totale”. Ogni volto, ciascuna persona è espressione dell’umanità in quanto la rappresenta e la compie.

Pertanto per il prof. De Pinto la cultura non era solo erudizione, pura ripetizione di un sapere generato da altri, ma capacità di stare nel mondo, con ironia, esplorando i significati più profondi dell’universo e della storia, nella prossimità ai suoi studenti e colleghi.  Per lui pensare significava indagare, parlare, creare e agire.

È stato un uomo di coscienza negli ambienti in cui ha vissuto la sua esistenza che lo hanno reso non un essere solitario, ma genuinamente una persona, un essere in relazione nella sua famiglia, tra gli studenti e i colleghi, nella Diocesi e nella città di Bisceglie. 

Infatti il suo insegnamento si apriva e si alimentava mediante i vissuti interpersonali e sociali che lo hanno spinto a impegnarsi, con responsabilità e attivamente, nella vita ecclesiale della sua Diocesi con un’attenzione particolare verso le persone fragili e vulnerabili nell’EPASS di Bisceglie e nell’attività politica, privilegiando pecorosi che incoraggiassero il dialogo e progetti tesi al bene comune.

La sobrietà del suo stile di vita e il sorriso che caratterizzavano la sua personalità erano l’involucro che custodiva la ricchezza di pensieri e di sentimenti che abitavano nel suo animo di cui quanti lo hanno conosciuto sono testimoni. 

È stato un uomo di fede per cui la sua adesione al Vangelo è stata vissuta nell’accogliere la verità di Cristo quale fondamento e significato profondo di ogni cosa. In tal modo egli ha sperimentato nella fede il telos che la ragione cerca e nei percorsi della conoscenza ha intravisto un logos che spalanca gli orizzonti umani. Ragione e fede, pensare e credere, conoscenza e rivelazione nel prof. De Pinto non erano antitesi gnoseologiche ma possibili percorsi che riflettevano l’ordine della realtà. Tale consapevolezza lo ha spinto a impegnarsi nella formazione e a rendere più credibile la bellezza del Vangelo con il suo servizio generoso nella Chiesa e in molteplici situazioni di povertà culturale, economica e morale.

Grazie, professore! Nei suoi confronti abbiamo, noi suoi alunni, un debito di riconoscenza per averci trasmesso il gusto per la ricerca, il fascino del sapere, la pazienza nello studio, il coraggio dell’impegno sociale e politico. Il Signore della vita le doni la sua pace, mentre le chiediamo di pregare per tutti noi perché possiamo essere cercatori e «collaboratori della verità» (Gv 1,8).

Prof. Pasquale Rubini

a nome di tutta la comunità accademica della Facoltà Teologica Pugliese